Grottaminarda
Campania

Grottaminarda è un comune in provincia di Avellino. Lungo il territorio comunale scorre il fiume Ufita, tributario del fiume Calore. L'odierno paese è situato su una dorsale posizionata all'imbocco della media valle dell'Ufita, ai margini dei ridossi collinari Catauro e Tamauro, lungo un importante snodo viario che fin dalla preistoria ha reso agevole il passaggio dal Tirreno al litorale Adriatico, grazie alla presenza di naturali vie di comunicazioni riprese in epoca romana da una variante dell'Appia (Via Aurelia Aeclanensis) e successivamente dalla Nazionale delle Puglie.

ETIMOLOGIA
Deriva dall'unione del termine "grotta" con il nome di persona Maynardus, forse di origine longobarda.

ORIGINI
Gruppi umani ne hanno frequentato il territorio fin dal Neolitico antico (V-IV millennio a.C.), come testimoniano i recenti ritrovamenti nelle campagne grottesi di frammenti di ceramica impressa d'impasto grossolano, decorati da motivi digitalati o cardiali, riferibili alla corrente culturale di Rendina.

CENNI STORICI
Ad una fase finale dell'età neolitica (fine IV-inizi III millennio a.C.) si colloca una stazione preistorica da localizzare con molta probabilità in contrada Ciavolone, da dove provengono numerose ceramiche d'impasto bruno o rossastro ascrivibili alla Cultura di Diana-Bellavista, tra cui sono le tipiche anse a rocchetto e vari strumenti in selce garganica (raschiatoi, lame, coltelli) o in ossidiana liparota (elementi di falcetto e lamelle): utensili, questi, utilizzati nelle attività quotidiane e testimoni della presenza di una comunità stabile che aveva da tempo sviluppato un'attività di scambio sfruttando i percorsi naturali su medie e lunghe distanze. Il periodo Eneolitico (III millennio a.C.) è documentato nelle contrade San Pietro e Bosco, dove la presenza di una stazione preistorica è attestata dal ritrovamento di numerosi frammenti ceramici d'impasto con superficie esterna lavorata a squame o ad embrici, stilisticamente vicini all'orizzonte culturale di Laterza, mentre alcuni resti di vasi campaniformi con anse a gomito si datano alla fine del III millennio a.C. L'industria litica di questo periodo è rappresentata da due asce di pietra, alcune lame e una cuspide di freccia di selce con alette. Durante l'età del Bronzo, le campagne grottesi sono frequentate da altri gruppi umani, come attestano la scoperta di un esemplare di ansa ad ascia e il recupero di alcune forme ceramiche del Protoappenninico (XVI secolo a.C.). Al Bronzo medio della Cultura Appenninica (XV-XIV secolo a.C.) si riferiscono i frammenti di ceramica costituiti da un impasto compatto a superficie bruna o nera, lisciata e lucidata, pertinenti per lo più a tazze e ciotole carenate decorate da motivi complessi meandro-spiralici ottenuti mediante intaglio o incisione. Resti di grossi contenitori di derrate d'impasto grossolano (doli) con cordonatura applicata digitalata, confermano, inoltre, di come l'economia di questi insediamenti protostorici grottesi si basasse quasi esclusivamente sull'attività pastorale e sulla pratica agricola. Alla tarda età del Ferro (VIII-VI secolo a.C.) vengono datati una punta di lancia di bronzo con lama a fiamma e immanicatura a cannone e un askos acromo, decorato da motivi geometrici dipinti, importato dalla vicina Daunia. Durante la dominazione dei Samnites Hirpini (V-IV secolo a.C.) nella zona sorgono piccoli insediamenti rurali costituiti da una serie di unità abitative la cui presenza è segnalata dalla scoperta di tombe che hanno restituito corredi funerari ricchi di vasellame a vernice nera. Il ritrovamento di una serie di pesi viitili da telaio dello stesso periodo conferma la diffusa pratica dell'allevamento e della lavorazione della lana, di cui evidentemente viene praticato il commercio con l'Apulia. In epoca romana tutta la zona rientra nella giurisdizione della vicina colonia di Aeclanum (Passo di Mirabella) ed è costellata dalla presenza di ben organizzate ville rustiche di produzione, la cui diffusione sembra essere attestata sia dalle numerose aree di frammenti fittili rilevate in gran parte dell'odierno territorio comunale sia dal ritrovamento di frammenti ceramici d'uso comune, elementi architettonici in marmo e in calcare locale (colonne, cornici, capitelli, blocchi squadrati), monete ed iscrizioni funerarie, avvenuto nelle località Sant'Andrea di Carpignano, Bosco, Versura, Ruvitiello e nei pressi del fiume Ufita, dove sembra sia stato trovato anche un gruppo di terrecotte votive, lucerne e vasi miniaturistici del III secolo a.C. Da Grottaminarda provengono, infine, una statua panneggiata in breccia calcarea rosata raffigurante una divinità femminile, una testa ritratto marmorea di Druso Senior di epoca augustea scoperta tra i ruderi del Castello d'Aquino, una statua femminile panneggiata con attributi di Cerere di età imperiale, oggi rispettivamente conservate nel Convento dei Padri Mercedari della frazione Carpignano, nel locale Antiquarium comunale e presso il Museo Archeologico Irpino di Avellino.

DA VEDERE

Il castello d'Aquino
Il Castello d'Aquino è appartenuto a famiglie nobili per molti secoli, ma dal 1988 e di proprieta del Comune di Grottaminarda. Risale al Medioevo e fu ampliato nel XII secolo, quando venne costruito il muro difensivo esterno. Il castello fu spesso danneggiato dai numerosi terremoti che interessarono l'area. Fu sempre, però, ricostruito e in un documento del 1531 veniva descritto come una perla difensiva. A seguito dei terremoti del 1694 e 1734 la parte meridionale del castello divenne zona residenziale, mentre la parte opposta fu trasformata in un giardino con terrazzo. Il castello ha due torri cilindriche alte quasi 14 metri, che furono costruite utilizzando pietra calcarea. All'interno di esse vi sono dei passaggi sotterranei che in passato collegavano il castello ad Aeclanum. Dall'alto delle torri si gode una bellissima veduta dell'intera cittadina. Attualmente ospita la sede locale del Centro per la Sismologia e l'Ingegneria Sismica.

La chiesa di S. Maria Maggiore
A pochi metri dal Castello di Aquino c'è la chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita nel 1478. Essa ha struttura a croce latina, con una navata centrale e cappelle laterali in stile barocco. Nella chiesa sono conservati dipinti del XVIII secolo, tra i quail un olio su tela raffigurante San Tommaso e San Giacomo (ex-protettore della città), attribuito al pittore napoletano Antonio Sarnelli, e un affresco a soffitto del 1768 rappresentante la glorificazione dell'Assunta, attribuito al solforano Matteo Vigilante. Oltre ai dipinti troviamo un battistero di marmo del XVIII secolo con una porticina di argento, e un monumentale organo a canne del 1799. Accanto alla chiesa e situata la torre campanaria, costruita tra il 1712 e il 1766 dal maestro Ciriaco di Silva da Mercogliano, su disegno del Vanvitelli. Essa ha una base quadrata e misura 36 metri di altezza.

GASTRONOMIA
Molto conosciute in tutta Italia sono le pietanze inventate dalle antiche donne grottesi. Tra le quali possiamo annoverare la "ciambottella", un sugo con peperoncini piccanti, oppure i "cicatielli col pulieio", un'erba amara che cresce spontaneamente nelle terre grottesi, già conosciuta anche ai tempi dei romani. Rinomate sono anche le maniere di cucinare il baccalà, unico genere di pesce che è possibile trovare anche nelle zone dell'entroterra data la possibilità di conservarlo in salamoia. Apprezzato certamente il "baccalà alla pertecaregna", così chiamato perché veniva portato in pasto dalle donne di casa ai braccianti che aravano la terra ("pertecara"=aratro), oppure il "baccalà a ciambottella", cucinato nel sugo con i peperoni. Nella produzione di vino, si nota una grande coltura delle viti Aglianico.

DATI RIEPILOGATIVI

Popolazione Residente 8.274 (M 4.069, F 4.205)
Densità per Kmq: 285,9

CAP 83035
Prefisso Telefonico 0825
Codice Istat 064038
Codice Catastale E206

Denominazione Abitanti grottesi
Santo Patrono San Tommaso d'Aquino
Festa Patronale 7 marzo

Numero Famiglie 2.621
Numero Abitazioni 3.144

Il Comune di Grottaminarda fa parte di:
Regione Agraria n. 10 - Colline dell'Ufita

Comuni Confinanti
A est: Flumeri; a nord: Melito Irpino; a nord-est: Ariano Irpino; a nord-ovest: Bonito; a ovest: Mirabella Eclano; a sud: Gesualdo; a sud-est: Frigento; a sud-ovest: Fontanarosa

Chiese e altri edifici religiosi grottesi
Santuario Santa Maria di Carpignano :: Padri Mercedari.

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Conservatorio di Musica Domenico Cimarosa - Avellino (AV)
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