Carbonia
Sardegna

Carbonia (in sardo Carbònia o Crabònia) è un comune sardo, capoluogo con Iglesias della provincia di Carbonia-Iglesias, istituita nel 2001 e attiva dal 2005. Il suo nome sta ad indicare luogo o terra del carbone, a testimonianza della sua vocazione mineraria. Carbonia è situata nel sud-ovest della Sardegna, nella storica regione del Sulcis di cui è il principale centro urbano, a circa 65 km a ovest di Cagliari, in un'area un tempo paludosa e in seguito bonificata durante la costruzione della città. La morfologia del territorio è in buona parte pianeggiante, con pochi rilievi di altitudine modesta (inferiore ai 300 metri), tra cui monte Sirai (da cui si può ammirare un panorama della laguna di Sant'Antioco), monte Crobu, monte Leone e monte Rosmarino. Il colle più elevato nel comune è il monte San Michele Arenas (in sardo: Santu Miali), alto 492 m s.l.m.. Da questo colle, nei pressi dei ruderi della chiesa di San Michele, forse di origine bizantina ma ormai scomparsa, si può ammirare un vasto panorama con quasi tutti i comuni del Sulcis, escluso Gonnesa e Teulada. La città è attraversata dal rio Santu Milanu e dal suo affluente rio Cannas, due corsi d'acqua a carattere torrentizio i cui alvei sono in secca per buona parte dell'anno, e che sfociano nella laguna di Sant'Antioco. Il rio Santu Milanu o Millanu (che significa rivo San Gemiliano o Emiliano, santo del I o II secolo d.C., originario di Cagliari, venerato nel sud Sardegna) era denominato nelle carte catastali dell'Ottocento riu Bau Baccas (rivo Guado delle Vacche).

 

DA VEDERE
Monte Sirai: Situato alla periferia nord-ovest della città, ospita una vasta area di interesse archeologico con una necropoli fenicio-punica e un tophet Inoltre poco distanti si trovano varie domus de janas di epoca neolitica e i resti del nuraghe Sirai.
Sirri: Nella frazione sono state rinvenute delle domus de janas anch'esse risalenti al neolitico, nelle rocce denominate di "Su Carroppu".
Cannas di Sotto: Praticamente inglobata nel tessuto urbano si trova una necropoli ipogea, in parte ancora inesplorata.
Monte Crobu: In questa località sono state rinvenute delle domus de janas risalenti al neolitico.
Piazza Roma: Tipico esempio di architettura fascista, è il cuore sociale della città. Sorge sul monte Fossone, e ospita buona parte degli edifici della vita pubblica cittadina. Ristrutturata a inizio millennio, con la rimozione della strada interna creata nel dopoguerra e il rifacimento della pavimentazione e degli arredi urbani, nel 2007 uno studio di 5 università europee l'ha inserita tra le 60 piazze più vivibili d'Europa.
Via Crucis (1938): Quadri lignei di Eugenio Tavolara nella chiesa di San Ponziano.
Santa Barbara (1938): Statua in marmo bianco di Carrara di Gavino Tilocca collocata dal 1994 nel chiostro della chiesa di San Ponziano.
Bassorilievo allegorico marmoreo (1939): Bassorilievo di Venanzo Crocetti, nell'ex sacrario della torre Civica.
Nascita di Carbonia (1938): Quadro futurista di Corrado Forlin, nell'ex sala udienze (o del Direttorio) della torre Civica.
Frammento di Vuoto I(2005[8]): Una delle ultime sculture realizzate da Giò Pomodoro prima della sua morte, si trova davanti al palazzo del comune in piazza Roma. È formata da un grande blocco di marmo bianco di Carrara, con dinanzi una vasca d'acqua a pianta rettangolare.
Pietra sonora: Statua di Pinuccio Sciola, in grado di produrre particolari suoni se strofinata in una certa maniera, situata davanti all'ingresso del teatro Centrale.
Monumento al Minatore (1988): Situata nei giardini pubblici tra piazza Roma e via Roma, questa statua in bronzo di Giuseppe Vasari fu posta in occasione del cinquantenario della fondazione della città a ricordo dei propri minatori.
Monumento ai Caduti: Statua posta in piazza Rinascita in onore dei caduti delle guerre, realizzata dallo scultore Franco D’Aspro.

EDIFICI RELIGIOSI
Chiesa di San Ponziano (1938 - ing. Cesare Valle e arch. Ignazio Guidi): la principale chiesa cittadina, situata nella centrale piazza Roma, fu inaugurata con la città e consacrata il 18 novembre 1939. Realizzata in stile neoromanico e basata su progetto degli architetti della fondazione cittadina Valle e Guidi, presenta una forma dell'edificio rettangolare con pianta interna a croce suddivisa in una navata centrale e due laterali. All'esterno il materiale maggiormente utilizzato in fase di costruzione è la trachite e il granito, che caratterizza buona parte degli edifici del centro cittadino. La chiesa fu danneggiata in maniera importante dai bombardamenti del 1943, che distrussero il rosone originale. A fianco della chiesa sorge il campanile a pianta quadrata, alto 46 metri, realizzato anch'esso in trachite (a parte la cuspide) e che riprende le linee di quello di Aquileia.
Chiesetta del rione "Lottobì", già "Lotto B", o ex chiesa Beata Vergine Addolorata (1947): caratteristica chiesetta situata nel quartiere, ottenuta dalla trasformazione di un ex camerone presente nella zona di via Sicilia. Caratterizzata da un piccolo campaniletto a vela nella facciata, fu chiusa nel 1958, anno di apertura della nuova chiesa della Beata Vergine Addolorata, situata nel vicino quartiere di Rosmarino.
Chiesa Beata Vergine Addolorata (1958)
Chiesa Gesù Divino Operaio (1953)
Chiesa di Santa Barbara (1938): La chiesa della frazione di Bacu Abis, fu edificata in seguito a un voto fatto dai minatori delle miniere di questa località, minatori di cui Santa Barbara è la patrona. Costruita in stile razionalista, è affiancata da un campanile alto circa 15 metri. Nelle vicinanze si trova anche la Grotta di Lourdes, una riproduzione in scala di quella della città francese, realizzata nel 1953.
Chiesa di Santa Maria di Flumentepido (XI secolo): situata nella frazione di Flumentepido, risale all'XI secolo. Di stile romanico, presenta una facciata con campanile a vela e interno a navata unica.
Chiesa di Santa Lucia di Sirri (di origine medievale): situata fuori dall'abitato di Sirri, risalente forse al periodo giudicale, ma fortemente rimaneggiata.
Chiesa di Santa Barbara di Piolanas (di origine medievale): situata in località Piolanas (nel Medau o Casale Manca), risalente forse al periodo giudicale, ma fortemente alterata dai pesanti restauri.

EDIFICI STORICI
Torre Civica (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali): situata in piazza Roma, è alta 27.5 metri suddivisi in 5 piani. Nota come torre Littoria durante il regime fascista, da questo edificio Mussolini pronunciò il discorso di inaugurazione della città. Utilizzata per vari scopi nel corso degli anni, fu tra le altre cose sede della Pretura sino agli anni settanta. Oggi ospita alcuni uffici comunali.
Teatro Centrale (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali): situato in piazza Roma, a lungo fu utilizzato anche come cinema.
Dopolavoro Centrale (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali): situato tra la torre Civica e il teatro Centrale, questo edificio a due piani, ristrutturato recentemente, ospita tra l'altro la nuova sala del consiglio comunale.
Palazzo Municipale (1938): occupa il lato ovest della piazza Roma.
Villa Sulcis (1938 - arch. Eugenio Montuori): situata nell'omonimo parco, fu la residenza di servizio del direttore delle miniere cittadine. Ospita oggi l'omonimo museo archeologico.
Scuola Nord o liceo classico (1938): situato in via Brigata Sassari
Asilo infantile (1938): situato in via Brigata Sassari
Scuola Sud ora scuola media Satta (1938): situato in via della Vittoria
Albergo Centrale (1938 - arch. Eugenio Montuori): ubicato in via Fosse Ardeatine
10 alberghi operai (1938): ubicati in via Umbria, via Costituente e via Mazzini
Cine-Dopolavoro-Torretta comunitaria (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza S. Barbara a Bacu Abis
Dopolavoro rionale Nord o Rosmarino (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza Primo Maggio
Dopolavoro rionale ora parrocchia San Giovanni Bosco (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in via Coghinas
dopolavoro rionale (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza Marinai d'Italia
dopolavoro rionale Sud (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicati tra via della Vittoria e via Mazzini
Edificio dell'istituto tecnico commerciale Beccaria, già centro di accoglienza per minatori (1939 - arch. Eugenio Montuori): ubicato in piazza Repubblica
2 edifici tipo "L", uno del "Caffè Roma" (1939 - arch. Eugenio Montuori): ubicati tra piazza Repubblica e via Costituente
Palazzo Ceva (o Ce.Va) (1940 - arch. Eugenio Montuori, con aiuti dei tecnici Ceppi e Varsi): ubicato in piazza Iglesias
Isolato e rione Palazzoni di Serbariu (1940 - arch. Eugenio Montuori e aiuti): ubicati tra via Sanzio e via Manzoni
Complesso ex Nucleo Carabinieri ora sede della giunta provinciale (1940): ubicato in via Fertilia
Direzione della miniera o villa di Anselmo Roux (casa padronale di fine ottocento): via Pietro Micca a Bacu Abis
Portici di Piazza Venezia (1940-'42): piazza centale di Cortoghiana porticata e con edifici a portici.

MUSEI
Museo archeologico di Villa Sulcis: sito nel parco di Villa Sulcis, ospita vari reperti rinvenuti nei siti archeologici della città e delle vicinanze.
Museo civico di Paleontologia e Speleologia "Edouard Alfred Martel": sito all'interno dell'area della miniera di Serbariu, ospita una collezione di reperti a partire dal cambriano inferiore sino al quaternario, (da 570 milioni di anni fa ad oggi).
Museo del carbone - Centro italiano della cultura del carbone - Grande Miniera di Serbariu
Museo sardo delle "attività agro-pastorali": raccolta di diversi materiali del mondo agro-pastorale presso il ristorante Tanit.

ORIGINI E STORIA
I primi insediamenti in epoca moderna di quella che oggi è Carbonia si ritrovano nell'abitato di Serbariu, divenuto comune autonomo nel 1853, staccandosi da Villamassargia come altri comuni del Basso Sulcis nel XIX secolo. La scoperta di grandi giacimenti carboniferi nel sottosuolo sulcitano, portò nei primi decenni del Novecento all'apertura di varie miniere e a numerosi lavori di sondaggio per valutare l'eventuale apertura di nuovi pozzi grazie alle seguenti società carbonifere. Così il 9 dicembre 1933 a Trieste, nella sede dell'Arsa o Società Anonima Carbonifera Arsa (istituita nel 1919), nacque la Societa Mineraria Carbonifera Sarda SpA, o semplicemente Carbosarda, per rilevare le miniere di carbone del Sulcis, gestite dalla Società anonima miniere di Bacu Abis (costituita a Torino nel 1873 dall'ing. Anselmo Roux) con questa società già dichiarata fallita il 12 aprile 1933 per difficoltà finanziarie. Guido Segre, alto esponente della comunità ebraica triestina e già presidente dell'Arsa, fu il primo presidente della Carbosarda. Poi il 9 giugno 1935 vi fu la comunicazione dell'istituzione del bacino carbonifero del Sulcis da parte di Mussolini nella sua prima visita a Bacu Abis. Da tutto ciò ne consegue che il 28 luglio 1935 con R.D.L. n. 1406 si costituì l'A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), con primo presidente sempre Guido Segre, che gestì il bacino carbonifero del Sulcis con la Carbo-Sarda o Carbosarda, o anche S.M.C.S. (Società Mineraria Carbonifera Sarda) e quello minerario dell'Istria sud-orientale con la Carbo-Arsa o Arsa. L'ebreo Segre fu il vero artefice e dinamico presidente di tutte le società minerarie in attività sia nel bacino carbonifero sulcitano sia in quello istriano, costruendo due nuove città operaie di fondazione vicino alle miniere: Arsia e Carbonia. Verso la fine del 1936 con il metodo dei sondaggi vi fu la scoperta del giacimento di carbone nella zona di Serbariu-Sirai, che si rivelò di un'enorme vastità, tanto che l'A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), proprietaria dell'intero bacino carbonifero con la Carbosarda e in previsione di un'intensa attività estrattiva, propose al governo di costruire una città operaia vicino alle miniere e al porto di Sant'Antioco per il trasporto e l'imbarco del minerale. Il governo, condividendo la scelta dell'A.Ca.I., decise così di fondare una nuova città mineraria, da costruire al servizio della miniera e dei suoi lavoratori. Il nome scelto, Carbonia, denominazione futuristica che significa "terra o luogo del carbone" caratterizza questa volontà.
Fu così che nel 1937, nei pressi della miniera di Serbariu, iniziarono i lavori per l'edificazione di Carbonia, fortemente voluta dal regime fascista. Precisamente il giorno della fondazione del centro comunale viene fatto risalire al 9 giugno di quell'anno, data della prima visita del capo del governo fascista, Benito Mussolini, al centro carbonifero di Bacu Abis (destinata a divenire frazione mineraria di Carbonia, molto simile ad Arsia, in Istria), avvenuta due anni prima nella stessa data. La rituale cerimonia della fondazione di Carbonia, con le tipiche celebrazioni del regime di quel periodo, si realizzò, in presenza delle diverse autorità civili, militari e religiose, con la posa della prima pietra e di un astuccio contenente una pergamena (con i nomi dei partecipanti al rito battesimale della nuova città) nel fosso delle fondamenta della torre Littoria, ora torre Civica, primo edificio costruito in città sul Monte Fossone.
La costituzione del comune di Carbonia fu stabilita con Regio Decreto numero 2189 del 5 novembre 1937. Secondo l’articolo 1 del suddetto Decreto si prevede l'istituzione del comune di Carbonia con capoluogo nel villaggio minerario in località Monte Fossone, la cui circoscrizione comprende l’intero territorio del comune di Serbariu, nonché le parti dei territori dei Comuni di Gonnesa e di Iglesias, delimitate in conformità della pianta planimetrica. I lavori, costati circa 325 milioni di lire dell'epoca, vennero completati nel 1938, sebbene parecchi quartieri sarebbero stati costruiti negli anni successivi. I lavori si basarono sui progetti realizzati dall'ingegner Cesare Valle e dall'architetto Ignazio Guidi.
La data che è comunemente celebrata come l'anniversario della città è quella dell'inaugurazione che avvenne il 18 dicembre 1938 alla presenza di Mussolini, il quale, nella sua seconda visita del bacino carbonifero del Sulcis, tenne un discorso inaugurale e propagandistico dalla torre Littoria in presenza di oltre cinquantamila persone, radunate nella centrale piazza Roma, a conclusione dei lavori di edificazione del centro urbano della città. Carbonia, la seconda città a carattere minerario realizzata dal regime dopo Arsia, andò a sostituire il comune di Serbariu (divenuto frazione della città), oltre ad inglobare nel suo territorio aree dei comuni limitrofi che il governo aveva trasferito alla nuova città. Seguì poco dopo un riconoscimento per Carbonia con l’attribuzione del titolo di città (con Regio Decreto Legge del 9 febbraio 1939).
La città, negli anni dell'autarchia, fu meta di un vasto flusso migratorio da altre regioni dell'isola e anche da oltre Tirreno (si valuta che l'11% della popolazione cittadina dell'epoca provenisse dalle altre regioni italiane[3]), infatti le miniere di carbone sulcitane lavoravano a pieno regime essendo una delle principali fonti di approvvigionamento di combustibile dell'Italia dell'epoca, fatto che aumentò notevolmente i livelli occupazionali nel Sulcis. Nel periodo dal 1940 al 1943, tutte le miniere del bacino carbonifero del Sulcis furono militarizzate; furono raggiunti i massimi livelli di produzione di carbone con grandi sacrifici e numerosi incidenti sul lavoro anche mortali. La Carbosarda, forte della condizione di azienda militarizzata, attuò un regime di sfruttamento con provvedimenti arbitrari come l'aumento dei viveri di prima necessità negli spacci aziendali e il costo dell'energia, fino all'aumento degli affitti per le case dei minatori e per gli alberghi operai, in contrasto con gli accordi contrattuali, tanto che vi fu quasi subito un'unanime reazione di contrapposizione da tutti i lavoratori del bacino carbonifero del Sulcis. Così il 2 maggio 1942 nella città vi fu il primo sciopero d'Italia durante il regime fascista e la guerra, contro il caro vita, organizzato da cellule clandestine del partito comunista e diretto da Tito Morosini, delegato confederale del sindacato dei lavoratori, iniziato con l'astensione totale dal lavoro nei pozzi carboniferi di Sirai. La gente accorsa a Carbonia in questi anni fu superiore alle aspettative del governo, e per accogliere parte di questi minatori fu inaugurata il 15 maggio 1942 Cortoghiana (anche in questo caso alla presenza di Mussolini, che, con la sua terza visita nel Sulcis, fece un secondo discorso in piazza Roma a Carbonia), tuttora una delle frazioni più popolate di Carbonia, da cui dista pochi chilometri.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943 Carbonia fu bombardata tre volte dagli aerei anglo-americani, poi divenuti alleati, seppur subendo danni minori rispetto a quelli patiti da altri centri dell'isola. Dopo la fine del conflitto e la caduta del fascismo si visse un nuovo periodo di espansione economica, essendo le miniere carbonifere sulcitane rimaste le sole a poter garantire adeguati livelli di produzione nel paese, dopo che l'Istria e i suoi giacimenti erano passati alla Jugoslavia.
Dal 7 ottobre 1948 al 17 dicembre dello stesso anno fu effettuato lo sciopero "bianco" dei 72 giorni, attuazione della "non collaborazione" per contrastare le misure repressive e provocatorie della direzione della Carbosarda, in attuazione di una rigida politica di costi e ricavi nella gestione aziendale, posta in essere con licenziamenti e trasferimenti di personale (soprattutto quello più politicizzato e sindacalizzato), aumento indiscriminato dei fitti delle case e degli alberghi operai, dei viveri negli spacci aziendali, dei prezzi dell'energia e del carbone ceduto alle maestranze, riduzione arbitrarie degli stipendi anche con applicazione delle multe ai dipendenti responsabili di presunti disservizi.
Lo sciopero "bianco" si attuò con la "non collaborazione", cioè i minatori, presenti regolarmente al lavoro nei cantieri minerari, dopo le 8 ore di normale servizio giornaliero, non effettuarono più prestazioni straordinarie a cottimo (retribuite secondo la quantità di carbone estratto), in base a precedenti accordi aziendali, tanto che la produttività della Carbosarda scese del 50%. La direzione della Carbosarda reagì con misure drastiche e incontrollate ancora più pesanti di quelle sopra indicate, ricorrendo con intimidazioni alla polizia e alla magistratura. Esplose così, non solo a Carbonia e nel Sulcis, ma anche in tutta la Sardegna e nel resto della penisola, un vasto movimento popolare di solidarietà e sostegno alla lotta dei minatori carboniferi con i seguenti gesti significativi: parecchi lavoratori sottoscrivono a loro favore mezza giornata di paga, come i dipendenti comunali di Carbonia; i commercianti della città aprono crediti alle famiglie dei minatori; la C.G.I.L. nazionale inviò più volte un contributo di un milione di lire; i minatori di tutta Italia proclamarono uno sciopero di 24 ore in segno di solidarietà. Un tentativo di mediazione, fra la direzione mineraria e le rappresentanze sindacali, promosso dal Ministero del Lavoro il 19 novembre 1948 fallì per rigidità e intransigenze della Carbosarda. Dopo un lungo braccio di ferro nel quale la Direzione della Carbosarda minacciò di non corrispondere salari e gratifiche natalizie, e dopo che i minatori licenziati si barricano nei pozzi minerari per non essere allontanati dal posto di lavoro con l'intervento della polizia, la S.M.C.S., con la mediazione del presidente dell'A.Ca.I., Ing. Mario Giacomo Levi (contrario alla posizione portata avanti dalla Carbosarda finora) sottoscrisse un accordo con le rappresentanze sindacali il 17 dicembre 1948, annullando tutti i provvedimenti restrittivi presi (licenziamenti, multe, aumenti dei prezzi nei viveri, nei fitti e nell'energia) e aumentando le retribuzioni, con vittoria quasi totale nella vertenza dei lavoratori carboniferi.
Nel 1949 si toccherà la punta massima di popolazione della storia cittadina, con oltre 48.000 residenti e 60.000 dimoranti. Il 25 maggio 1952 vi fu la "Seconda Nascita di Carbonia" o "Rifondazione della città", con questa data delle seconde elezioni comunali di Carbonia, si attuò, con la giunta municipale guidata dal sindaco Pietro Cocco, un primo programma politico di riscatto dalla servitù aziendale dell'A.Ca.I., già tentato dalla precedente giunta diretta dal sindaco Renato Mistroni, che coinvolse tutta la cittadinanza appartenente sia alla maggioranza e sia alla minoranza politica. Il 18 febbraio 1953 con l'adesione dell'Italia alla C.E.C.A. la (Comunità europea del carbone e dell'acciaio), che fu creata col Trattato di Parigi del 18 aprile 1951, si ebbero importanti conseguenze economiche e sociali per il bacino carbonifero del Sulcis e per le miniere a Carbonia.
Con la fine dell'embargo contro l'Italia, i carboni esteri, più economici e con minore presenza di zolfo, portarono alla crisi del settore estrattivo sulcitano, particolarmente grave in quanto all'epoca Carbonia e altri comuni della zona si basavano economicamente su questo tipo di attività. Nell'autunno del 1962 vi fu il primo ritrovamento di un reperto nel sito archeologico di Monte Sirai da parte di un ragazzo di Carbonia. Tutto ciò desterà un interesse nazionale e internazionale su Monte Sirai, tanto che nell'agosto del 1963 vi fu la prima campagna di scavi sul sito archeologico, condotti dalla Sopraintendenza di Cagliari e dall'Istituto Studi del Vicino Oriente dell'Università La Sapienza di Roma.
Nonostante i numerosi scioperi, alla fine si assistette alla chiusura di molte miniere sulcitane, e tra queste anche quella di Serbariu, la cui attività estrattiva fu interrotta nel 1964. Conseguenza di queste dismissioni fu un vasto esodo da Carbonia, che si assestò negli anni a seguire sui 30.000 abitanti. Con l'apertura del vicino polo industriale di Portovesme, finanziato da aziende statali, i livelli occupazionali della zona si risollevarono, seppur in parte. La popolazione della città aumentò leggermente tra gli anni settanta fino agli anni novanta. Però il disimpegno dello Stato tramite le privatizzazioni di queste realtà produttive, dovuto all'eccessivo debito pubblico, mostrò ben presto la scarsa competitività delle medesime. Ciò determinò una nuova pesante crisi della città e del suo tessuto produttivo, con una notevole diminuzione dei lavoratori nel polo di Portovesme. Di conseguenza questo ultimo fattore determinò un riaumento dell'emigrazione, che portò la popolazione a diminuire in meno di dieci anni di circa duemila unità.
Segnala un certo dinamismo economico e sociale di quel perido anche il fatto che un gruppo di imprenditori e liberi professionisti di Carbonia nel 1975 costituirono in città "Tele Uno", la seconda televisione libera e privata in Sardegna, subito dopo la TV Videolina di Cagliari; poi nel 1976, in seguito alla sentenza n. 202/1976 della Corte Costituzionale, con la quale si decise la fine del monopolio RAI e si consentì l'installazione e l'esercizio degli impianti di diffusione radiofonica via etere di portata non eccedente l'ambito locale, si costituirono in Italia diverse radio libere e private, fra queste la prima di Carbonia e della Sardegna[senza fonte]: Radio Gamma 102.
Tutto ciò fu accompagnato da tragici fenomeni sociali che colpirono duramente soprattutto la popolazione giovanile. Tra questi si può annoverare la diffusione tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta dell'eroina che da un lato determinò l'aumento di fenomeni legati alla cosiddetta criminalità predatoria e dall'altra a un notevole aumento della mortalità giovanile. Per quanto gli ultimi dati demografici del 2004 abbiano mostrato almeno una minima crescita della popolazione, si possono considerare come esemplificativi della condizione economica della città i tassi di disoccupazione giovanile maschile e femminile: il primo si attesta al 57%, mentre il secondo ben al 71%.
Comunque sia, effettivamente nel primo quinquennio degli anni 2000 vi è stata una notevole crescita del settore dei servizi, in particolar modo grazie alle nuove attività commerciali sorte in città. Negli ultimi anni inoltre la città sta giocando la carta del turismo legato soprattutto all'archeologia industriale: a questo riguardo va segnalata la ristrutturazione della vecchia miniera di Serbariu, riconvertita a museo (ospita il Centro Italiano della Cultura del Carbone), e i lavori di ristrutturazione del centro storico (piazza Roma), ora più simile allo stile della fondazione.
Il 12 ottobre 2005 con delibera del Consiglio Provinciale n. 21 (Determinazione del Capoluogo. Atto Statutario.) a Carbonia, unitamente a Iglesias, è stata attribuita la qualifica di capoluogo della Provincia di Carbonia-Iglesias. A Carbonia ha sede, quindi, il Presidente della Provincia e si riunisce la Giunta Provinciale.

FRAZIONI

BACU ABIS
Bacu Abis conta circa 2000 abitanti[9] e dista circa 13 km dalla città di Carbonia. L'insediamento ottocentesco del centro carbonifero di Bacu Abis era inizialmente costituito da un nucleo abitativo di due lunghi edifici fronteggianti fra loro, denominato "Case Congia" (edificato nel 1914). Poi negli anni 1936-'38 (su progetto di Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti) si decise di costruire un "razionale villaggio operaio", comprendente 20 isolati, con alloggi per 80 famiglie di minatori, e 3 isolati per 7 famiglie di impiegati. A questo primo nucleo edilizio, costruito nell'asse viario di viale della Libertà, si aggiunge la casa del fascio con piccola torre, il dopolavoro con cine-teatro, lo spaccio aziendale e l'ambulatorio. Il nome della frazione indica la "forra o gola delle api" (in sardo: bacu o baccu); un altro significato potrebbe però essere "buco degli Abis", una famiglia che in antichità era la diretta proprietaria delle terre dove oggi sorge il paese.
Bacu Abis, già Delegazione comunale, è sede di circoscrizione decentrata e di parrocchia, che si trova nella chiesa di Santa Barbara, inizialmente dedicata a San Valeriano.

La miniera di Bacu Abis
La storia di questo paese inizia alla metà dell'Ottocento con la scoperta di alcuni giacimenti di lignite, utili per il fabbisogno nazionale come fonte energetica.
La fortuna della miniera è l'interesse da parte di un ingegnere minerario piemontese (Anselmo Roux) che con le proprie sostanze ed il finanziamento di alcuni possidenti locali fonda la Società mineraria Bacu Abis. Nel 1870 circa il carbone estratto da Bacu Abis sale al vertice nazionale come fonte energetica, e la miniera conta all'inizio circa 700 operai che lavorano all'estrazione. Dopo alcuni anni di splendore arrivò la crisi, i soci di Roux si ritirarono, essendo la società in crisi economica, e l'ingegnere rilevò la miniera da solo. Dopo la sua scomparsa la miniera fu rilevata dalla società Monteponi, e nella grande guerra il suo carbone servì come combustibile per le navi. Durante il Fascismo nel territorio videro splendere altre miniere e un interesse particolare ebbe il Duce per Bacu Abis. Il paese si trasformò, furono costruite case per i minatori e nel giro di pochi anni divenne un vero e proprio centro abitato. Vennero ampliati i pozzi che c'erano già e ci fu una attività estrattiva fino ai primi anni sessanta, quando la miniera cessò la sua attività.

Barbusi
Frazione, ormai sobborgo di Carbonia, situata a nord-ovest della città, sorge lungo la strada provinciale per Villamassargia. Secondo alcuni la denominazione della frazione, derivando dal fenicio-punico "bar-bus", significherebbe "pozzo fetido" o "acquitrino". Nei pressi della frazione è presente una rara pianta: il bosso delle Baleari, esistente solo in una piccola montagna, denominata S'arriu de suttu, minacciata da una cava per l'estrazione della ghiaia.
Barbusi, già delegazione comunale, è sede di circoscrizione decentrata e di parrocchia, che si trova nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, costruzione che sostituisce la vecchia chiesa medievale (dedicata sempre alla Madonna) abbattuta con l'antico cimitero e che si trovava vicino all'olivastro millennario. La vecchia chiesa, pare di origine giudicale e bizantina, fu tappa della strada denominata "de sa reliquia", cioè il percorso della processione di Sant'Antioco che da Iglesias arrivava all'antica Sulci, raggiungendo le chiese di Santa Maria di Barega, Santa Barbara di Piolanas e Santa Maria delle Grazie di Barbusi.

Cortoghiana
Sita sulla strada per Iglesias, conta 2700 abitanti circa, e fu progettata nel 1939 nei pressi dell'omonima miniera e della zona nota come Corti Ogianu, da cui deriva il suo nome. L'inaugurazione avvenne il 15 maggio 1942, alla presenza del capo del regime fascista Benito Mussolini, che visitò il nuovo centro abitato e la locale miniera, tenendo poi un discorso a Carbonia, meno solenne ma più propagandistico rispetto a quello del dicembre 1938 (influenzato dall’andamento negativo della guerra).
Strutturalmente simile a Pozzo Littorio d’Arsia, in Istria, è di particolare rilevanza l'organizzazione urbanistica dell'abitato, di stampo razionalista, e la vasta piazza Venezia, tipico esempio di architettura del Ventennio. Cortoghiana, già Delegazione comunale, è sede di circoscrizione decentrata e di parrocchia, che si trova nella chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù, costruita negli anni settanta e non rispondente affatto a quella prevista con torre campanaria nei progetti dall'architetto progettista del villaggio minerario, Saverio Muratori.

La miniera di Cortoghiana
A circa due chilometri da Cortoghiana si trovano le imponenti strutture dell'omonima miniera carbonifera(che dovrà essere valorizzata), costituita da diversi edifici: direzione mineraria, magazzini, officine e impianti minerari, ora utilizzati per attività artigianali e commerciali.

Is Gannaus
Il vecchio casale di proprietà delle famiglie Gannau si trova, vicino al rio Santu Milanu, in località denominata in passato "Coderra" (in sardo: coderra o coa de terra significa spazio di terra in una zona acquitrinosa). Ora costituisce una zona residenziale in espansione, posta nel lembo sud-occidentale del territorio comunale, sorge infatti al confine con la frazione di Is Urigus, appartenente al comune di San Giovanni Suergiu. La borgata di Is Gannaus (ormai sobborgo di Carbonia) è sede di circoscrizione decentrata e di parrocchia, che si trova nella moderna chiesa dedicata a San Marco Evangelista.

Serbariu
Questa frazione, completamente inglobata nella città di cui costituisce la periferia sud-est, si può considerare il nucleo originario del comune di Carbonia. Secondo alcuni la denominazione deriverebbe da "s'erba de s'arriu", che significa "l'erba del rivo". La vecchia borgata di Serbariu, già antica villa giudicale e medievale, rinacque infatti tra il XVIII e il XIX secolo e fu proclamata comune nel 1853, staccandosi da Villamassargia di cui era stata frazione con quasi tutti gli attuali comuni del Sulcis. Lo status di comune autonomo per Serbariu si manterrà sino alla fondazione di Carbonia che ne acquisì tutto il suo territorio. Serbariu, già Delegazione comunale, è sede di circoscrizione decentrata e di parrocchia, che si trova nella chiesa moderna dedicata a San Narciso.

DATI RIEPILOGATIVI

In aggiornamento

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