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Decimomannu
Sardegna

Decimomannu (in sardo Deximu Mannu) è un comune di 7.393 abitanti della provincia di Cagliari. Dista da Cagliari circa 17 km e confina a nord con il comune di Villasor, a nord-est con San Sperate, a ovest con Villaspeciosa e Decimoputzu e a sud con Assemini e Uta. Decimomannu è sorto in una zona pianeggiante all'interno di un'ansa del fiume Riu Mannu e fece parte del sistema insediativo di centri storici disposti lungo il tracciato viario che accompagna la riva sinistra di quel fiume. Per la sua posizione topografica ha sempre avuto una rilevante funzione itineraria: in epoca romana la famosa via che da Caralis conduceva a Sulcis, si biforcava a Mansum (oggi Elmas); un ramo proseguiva per Sextum (Sestu), Biora e Valenza (distrutte); l'altro ramo passava per Decimum proseguendo per Valeria, florida cittadina, e da lì per Sulcis (l'odierna Sant'Antioco).

CHIESA PARROCCHIALE
La chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate risale al XVI secolo ed è in stile gotico-catalano. Nell'unica navata si innestano tre cappelle per lato: quelle a destra, originarie, hanno volte a crociera con nervature e gemme pendule, mentre quelle a sinistra, coperte a botte, sono più recenti e hanno subito rifacimenti. Attraverso un maestoso arco ad ogiva si accede al presbiterio dalla volta stellare. Di notevole rilievo sono i capitelli gotici dei pilastri sul lato destro della navata e il fonte battesimale del '700. La facciata è impreziosita da un portale gotico e da un rosone; sul lato sinistro si erge la torre campanaria. La chiesa ha subito rifacimenti nel tempo, come risulta dai bollettini parrocchiali. Fino al 1922, la facciata della chiesa era rettangolare, come la finestra che, al posto dell'attuale rosone, sovrastava il portone. Ai lati del portone si trovavano due rozzi sedili in pietra. Nel 1922 fu fatta una questua nel paese per raccogliere i fondi necessari per il restauro della chiesa. In quella occasione la facciata subì una trasformazione notevole: su di essa fu eretto un timpano triangolare sormontato da una croce, la finestra rettangolare sopra il portone fu sostituita da una apertura circolare e furono eliminati i sedili in pietra. In successivi restauri fu aggiunta la bussola nella porta della chiesa e il pavimento, inizialmente di pietra, fu rifatto con pianelle di cemento bianche e nere; per avere più spazio, furono eliminati i due altarini collocati davanti ai primi pilastri della navata centrale (in uno vi era un quadro raffigurante S. Francesco di Paola e nell'altro uno raffigurante S. Filomena); fu anche cambiata la pila per l'acqua benedetta, sostituendo la colonna, che era in granito grigio, con un'altra di pietra bianca, avanzo di colonna proveniente da una chiesa campestre andata in rovina. Nel 1931, essendo aumentata la popolazione, si sentì l'esigenza di avere una chiesa più spaziosa: si resero comunicanti le cappelle di sinistra con porte ampie, seguendo lo stile delle medesime, e di fare archi ogivali tra le cappelle di destra, in modo da poter sfruttare tutto lo spazio. Nello stesso anno fu eliminata anche la scala in muratura all'interno del campanile, sostituita con una scala in legno che, passando vicino alla stanza dell'orologio, portava sopra questa, alle campane. Nel 1932 furono decorate le cappelle laterali con dipinti eseguiti dal pittore Peppino Scano e da suo figlio e l'anno successivo furono riparati e ridipinti soffitto, porte e confessionali, in quanto era attesa la visita pastorale dell'Arcivescovo di Cagliari, Ernesto Maria Piovella (che dovette poi essere rimandata al 21 gennaio 1934. Nel 1938 fu realizzato l'impianto di illuminazione elettrica e fu collocato un cancelletto in ferro a chiudere le due balaustre che delimitavano il presbiterio. In un successivo intervento effettuato negli anni '50 venne riparata e modificata la facciata, prolungando lo spiovente destro della navata centrale anche sulla stanza accanto alla chiesa (sede dell'ufficio parrocchiale) e rivestendo il tutto, compreso il campanile, con lastroni di marmo. L'effetto estetico non era gradevole: la chiesa assunse l'aspetto di un capannone. Nel 1993 viene restaurato il campanile e riportato all'antica bellezza: i lastroni di rivestimento vengono rimossi e le finestre ad arco, chiuse probabilmente nel secolo scorso, riaperte. Si mette in evidenza la tecnica di costruzione: la solidità della struttura è dovuta alla presenza di robusti tiranti posti a due diverse altezze. Nel mese di gennaio 1995 iniziò il restauro, terminato nel 1998, che ha riportato la chiesa parrocchiale alla sua bellezza originale.

CHIESA
Si ha notizia certa dell'esistenza a Decimo di una chiesa dedicata alla Santa nel 1500, edificata su una più antica, non si sa di quale periodo, che aveva annesso un monastero di monache. Nel 1777 fu costruita una nuova chiesa su quella preesistente, della quale è rimasta solo l'abside, simile a quella attuale nella forma e nelle strutture principali. Qualche anno dopo, nel 1792, furono edificati in marmo policromo l'altare ed il pulpito che si possono ammirare attualmente. E' in una bella posizione, a sud-ovest del paese, orientata, come si usava nell'antichità, con l'entrata pricipale a ponente e l'altare maggiore ad oriente. Ha subito modifiche in alcune parti esterne: nel 1928 fu demolito il campanile a vela che era situato al centro della facciata, costruito il timpano, ingrandita la finestra e costruito l'attuale campanile alto 18 metri. Davanti all'ingresso principale vi era una lolla con colonne ottagonali che fu demolita nel 1933. Era riservata, nel tempo della festa e della fiera, ai venditori di argenteria, di gioielli e di altre cose di valore. Nel 1981 si dovette intervenire in modo radicale su tutto l'edificio che presentava gravi lesioni agli archi e alle strutture portanti, per dimpedirne il crollo. Con l'interessamento dell'allora parroco, sac. Raimondo Podda, e con la collaborazione dell'Amministrazione Comunale e della popolazione, si è riusciti ad ottenere dall'Assessorato ai Beni Culturali della Regione Sardegna i fondi necessari per un restauro completo. Fondazioni, tetto, pavimento, intonaci, porte, finestre, impianto elettrico, lampadari: tutto è stato rinnovato riportando la chiesa alla sua struttura antica, quella del 1977, togliendo intonaci e verniciature di vario genere, specie agli archi, ai cornicioni e ai pilastri. In particolare la cupola è stata riportata alla bellezza originale, riaprendo tre finestre che erano state murate e dando così luce alla zona attorno all'altare. Successivamente si è proceduto alla sistemazione dell'area antistante la chiesa: ora vi è un ampio sagrato pavimentato, interrotto da molte e grandi aiuole. In questo modo la chiesa rimane isolata dal traffico e dal rumore. Un successivo intervento è stato necessario recentemente, dopo che un fulmine, durante un violento temporale la sera del 18 luglio 2006, ha colpito la croce situata sul campanile, facendola cadere sul sagrato insieme a vari calcinacci, bruciando le varie centraline elettriche dell'intera chiesa e creando delle piccole crepe nella struttura.

PONTE ROMANO
Di notevole interesse è la presenza di un ponte romano attraversato dal Rio Mannu, in località Bingia Manna, a sinistra della SS 131, all'altezza dell'odierno ponte. Di questa antica costruzione, originariamente formata da 13 arcate, edificata in conci calcarei squadrati, oggi rimangono in piedi appena tre arcate; su una di esse è visibile quello che presumibilmente doveva essere un sarcofago in tufo calcareo, incastonato nella struttura della costruzione. La misura complessiva di quanto ancora rimane è di m. 36,40. Secondo il Can. Spano, ai suoi tempi il ponte romano di Decimo era assai più bello di quello di Porto Torres che, insieme a quelli di Sant'Antioco e di Gavoi erano gli unici ancora in piedi in Sardegna. Anche il Fara ricorda il ponte romano di Decimo, "pons maximus terdecim fornicibus connexus" (un grande ponte, formato da tredici arcate). Nel periodo compreso tra luglio 1995 e febbraio 1996 veniva effettuato il primo intervento di restauro e scavo archeologico. Durante quell'intervento, oltre agli urgenti lavori di restauro, vennero studiate le tecniche costruttive del ponte, di cui rimanevano ancora in piedi le prime tre arcate sul lato pertinente all'attuale territorio comunale di Decimomannu. L'uso di blocchi squadrati in calcare locale, perfettamente lavorati e combacianti tra loro, permette di datare l'opera tra la fine del I sec. a. C. e l'inizio del I secolo dell'era volgare. Alcune strutture presso l'alveo del fiume facevano ipotizzare la sopravvivenza del piano stradale antico anche in questa zona. In occasione del nuovo cantiere, nel novembre 1999 veniva effettuato un saggio di scavo ai margini del rio Flumineddu, ormai a pieno regime d'acqua. In conclusione, le strutture venute alla luce durante i recenti scavi presso il ponte romano, testimoniano per la prima volta in Sardegna l'esistenza, in epoca romana, di strutture pubbliche destinate all'approvvigionamento idrico dei viaggiatori che, con vari mezzi, attraversavano le strade dell'isola.

IL CULTO DI SANTA GRECA
Non è semplice spiegare chi era Santa Greca, perché si rischia di scambiare la leggenda per storia. Da circa 1700 anni è conosciuta, amata e venerata non solo dai decimesi ma dalla Sardegna intera. Secondo la lapide funeraria che sovrasta la sua tomba, ritenuta autentica del IV o V secolo dell'era cristiana, quando morì era una ragazza di 20 anni, 2 mesi e 9 giorni. I suo genitori erano probabilmente oriundi della Grecia o esiliati in Sardegna perché cristiani, e proprio per ricordo della patria lontana avrebbero chiamato questa loro figlia con il nome di Greca.La reliquia di santa Greca fu ritrovata nel 1633, come risulta dai documenti e atti notarili. La data esatta della nascita di Greca è inutile cercarla nel buio della storia. Tenendo però per buona la tradizione che pone il suo martirio nella persecuzione di Diocleziano e Massimiano che raggiunse il suo culmine come estensione territoriale e come ferocia nel 304 d. C. Possiamo quindi dire che ci avviciniamo alla verità se diciamo che Santa Greca nacque nell'anno 284, il 12 ottobre.

CENNI STORICI
Decimomannu ha origini romane, come attesta il suo nome che significa "a dieci miglia da Cagliari (Decimo ab urbe Karali miliario). I primi stanziamenti di Decimomannu si fanno risalire all'epoca fenicio-punica, in quanto tra il 1879 e il 1880 fu riportata alla luce, durante i lavori della stazione, una necropoli nella quale, in molte tombe, furono rinvenute monete puniche in bronzo di conio globulare. L'abitato, come in altri esempi nel Campidano, deve essersi formato in un tessuto originariamente costituito da un castrum militare che si è evoluto in seguito a diversi processi economici di sviluppo succedutisi col passare del tempo. Secondo il Casula nei pressi di Decimo si svolse la battaglia del 215 a.C. nell'ambito della 2^ guerra punica, che coinvolse romani, sardi e cartaginesi, i sardi erano comandati da Ampsicora. La più rilevante testimonianza del periodo romano è costituita da due ponti, la cui presenza ci conferma che Decimo, grazie alla sua posizione, aveva una grande importanza nel campo della comunicazione sin dal periodo della dominazione romana. I resti di un ponte si trovano sul Riu Mannu, non lontano dalla statale 130. Dai ruderi e anche dalla larghezza del fiume nel punto in cui sorge la struttura, si desume che il ponte nelle sue origini fosse costituito da tredici arcate. Successivamente alcuni tratti del letto del fiume furono rialzati dai pescatori per deporre le nasse e dieci arcate sono state ostruite dai detriti trasportati dalle correnti d'acqua. Questa situazione ha segnato la precoce rovina del ponte, dato che nei periodi piovosi l'ondata di piena del fiume, carica di fango e di detriti, non trovando sfogo sotto le arcate del ponte, scaricava su di esso tutta la sua energia. Delle tredici arcate oggi, sulla riva sinistra del del fiume Riu Mannu, rimangono visibili tre arcate più i resti dei basamenti di alcune pile nell'alveo del fiume. Imboccato il ponte, il primo arco è quasi completamente interrato sotto il piano di campagna; degli altri due archi, entrambi in vista, l'ultimo muore sull'argine in terra eretto in epoca moderna lungo il corso d'acqua, onde contenere le piene. Lungo la strada di imboccatura del ponte, per circa 50 metri, è possibile trovare le tracce di una muratura in pietra larga circa 70 cm e alta circa 50 cm che, nei periodi di piena, doveva servire ad arginare l'afflusso dell'acqua nel tratto di strada all'ingresso del ponte stesso. I resti dell'altro ponte ad una sola arcata, che molti dicono di origine romana, si trovano in zona Su Meriagu, a meno di cento metri dalla superstrada Cagliari-Iglesias; vi scorreva il Riu Concias, di cui attualmente non c'è più traccia. Quando è stata progettata la Cagliari-Iglesias non ci si è preoccupati non solo di valorizzarlo, ma neppure di salvaguardarlo: fino a qualche anno fa l'imponente arcata risultava quasi completamente sepolta da terra, detriti e immondizie. Ora, invece, la zona è stata ripulita e il ponte è stato riportato al suo antico splendore.Altra opera, notevole del periodo romano, era l'acquedotto che da Villamassargia portava l'acqua a Cagliari. Anche di questa opera non sono quasi rimaste tracce. Dell'oscuro periodo bizantino, Decimo non offre documenti o monumenti che sono invece rilevanti nel vicino paese di Assemini. Il paese appartenne al Giudicato di Cagliari e fu il capoluogo della Curatoria omonima. Molti giudici fecero di Decimo la loro residenza. Alla venuta degli Aragonesi, si combatté proprio in territorio di Decimo, a Luco Cisterna, una battaglia contro i Pisani, che furono sconfitti nel 1324. Rimase agli Aragonesi fino al 1353. Poco dopo, per il tradimento di Gerardo Donoratico, fu annessa al superstite Giudicato di Arborea. Poi fece parte della Viscontea di Sanluri e, nel 1519, sotto gli Spagnoli, passò alla Baronia di Monastir, restandovi fino al 1839, quando fu riscattata dagli ultimi feudatari, i Bou Crespi di Valdaura. Al periodo spagnolo risale il sarcofago di Violante Carroz, figlia di Giacomo, Viceré di Sardegna. Il sarcofago di pietra che si trovava nella chiesa di San Francesco di Stampace, a Cagliari, fu riportato a Decimo dalla famiglia Cao-Pinna, che aveva acquistato i resti della chiesa e l'area circostante.

DATI RIEPILOGATIVI

Popolazione Residente 6.836 (M 3.447, F 3.389)
Densità per Kmq: 243,7 (Censimento Istat 2001)

CAP 09033
Prefisso Telefonico 070
Codice Istat 092015
Codice Catastale D259

Denominazione Abitanti decimesi
Santo Patrono Sant'Antonio abate
Festa Patronale 17 gennaio

Numero Famiglie (2001) 2.213
Numero Abitazioni (2001) 2.435

Il territorio comunale comprende un'isola amministrativa, che confina con i comuni di Siliqua, Uta e Villaspeciosa.

Il Comune di Decimomannu fa parte di:
Regione Agraria n. 12 - Campidano di Cagliari

Comuni Confinanti
A est: Assemini; a nord: San Sperate, Villasor; a ovest: Villaspeciosa; a sud: Uta

Chiese e altri edifici religiosi decimesi
Chiesa Parrocchiale di Sant'Antonio Abate
Chiesa di Santa Greca.