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San Sperate
Provincia di Cagliari, Sardegna

San Sperate (in sardo Santu Sperau) è un comune di 6.821 abitanti della provincia di Cagliari. San Sperate è uno dei centri agricoli più importanti della Sardegna: la felice posizione geografica, la presenza di falde freatiche superficiali, il terreno fertile e facilmente lavorabile hanno favorito la coltivazione dei terreni che fanno parte del piccolo territorio di San Sperate. La coltivazione prevalente è quella delle pesche, seguita da quella degli agrumi e in maniera meno consistente, dell'albicocca, del grano, del pomodoro, dei cereali e delle verdure. Il territorio appare quindi interamente ricoperto da splendidi giardini, nei quali la presenza di piante di limone, d'arancio o di mandarino rappresentano l'elemento frequente e qualificante. Queste splendide piante hanno trovato a San Sperate un habitat ideale. I loro fiori bianchi e rosei ed intensamente profumati e la presenza di numerose serre di floricoltura hanno permesso un'ampia diffusione dell'apicoltura. L'artigianato non è particolarmente sviluppato. Esso è rappresentato principalmente dalle lavorazioni di tipici dolci locali e dalle lavorazioni ceramiche, mentre sono scomparsi quasi del tutto gli artigiani che lavorano le canne e l'olivastro per confezionare pregevoli cesti.
CHIESA PARROCCHIALE
L’attuale chiesa parrocchiale di San Sperate fu costruita nel XVII secolo sul luogo in cui nel 1616 fu ritrovata l’antica tomba del Santo. Essa segue uno schema abbastanza diffuso in tutta la Sardegna, con un’unica navata e due cappelle per parte. La navata, che in passato aveva una volta a botte fatta a tavolato e frammezzata da archi in stile gotico-aragonese, è ora interamente realizzata in cemento armato. Le volte appaiono diverse in altezza: quella della navata ha la dimensione maggiore, mentre la volta del presbiterio, anch’essa a botte, risulta più alta rispetto a quelle delle cappelle. Il presbiterio fu costruito del 1816 insieme alla balaustra di marmo policromato. L’altare maggiore fu realizzato invece nel 1812 e al suo fianco vi è una scala per scendere alla tomba del Santo. Alla destra della navata si trovano due cappelle: la prima è dedicata a Santa prisca, con volta a botte e medaglione della Santa sul paliotto di marmo. La seconda, invece, è intitolata alla Vergine del Rosario ed è contraddistinta da un arco a sesto acuto e volta a crociera. Alla sinistra si trova, invece, la cappella del Sacro Cuore, che in passato era dedicata a San Sperate prima, e a San Francesco poi. L’altare di marmo, infatti, reca ancora sul paliotto l’immagine di San Sperate in bassorilievo. Sempre sulla sinistra troviamo infine la cappella del SS. Crocifisso con arco a tutto sesto e volta a crociera con gemma al centro. All’interno della chiesa si può ammirare un antico fonte battesimale recante, al centro, il bassorilievo di Giovanni Battista in atto di battezzare Gesù, e in ciascun lato, la raffigurazione di un leone. Il pulpito, di marmo, reca invece la figura di San Sperate, il Santo patrono del paese. La torre campanaria, in stile aragonese, possedeva una campana del XVII secolo che fu poi fusa nel 1958. Il cupolino, invece, è stato rimosso per motivi architettonici nel 1984.
ORIGINI E CENNI STORICI

La storia del centro di San Sperate è antichissima. Il paese, come testimoniano anche i numerosi resti ritrovati, è sempre stato abitato e coltivato: recenti scavi dimostrano che i primi insediamenti umani risalirebbero addirittura al XVIII secolo a.C.
Molti di questi antichi reperti risalgono all'età del Bronzo (XIII secolo a.C.). Appartengono a questo periodo, infatti, numerosi oggetti votivi, utilizzati per la celebrazione d'antichi culti religiosi. Si è pure a conoscenza dell'esistenza di un nuraghe che fungeva da vedetta e da rifugio fortificato, e della presenza di numerosi pozzi per l'approvvigionamento idrico.
Gli abitanti del luogo vivevano prevalentemente d'agricoltura e di caccia, ma anche le attività artigianali come la lavorazione della ceramica e la forgia dei metalli dovevano essere alquanto sviluppate.
Non mancano le testimonianze della dominazione punica, avvenuta nel IV e III secolo a.C. Nel territorio di San Sperate, infatti, sono state scoperte quattro necropoli puniche e l'antico abitato da cui esse dipendevano. Nel 1976, durante uno dei primi scavi che si sono succeduti nel tempo è stata inoltre ritrovata la maschera ghignante, unica nel suo genere per la pregevole fattura con cui è stata realizzata. Degno di nota è anche un antico modellino di nuraghe, oggi custodito al Museo Archeologico di Cagliari.
Tra il III secolo a.C. e il V secolo d.C., il paese subisce la dominazione romana. San Sperate doveva avere un ruolo molto importante, determinato anche dal fatto che in quest’epoca per la regione passava la via che da Karalis (Cagliari) conduceva a Tharros.
Questo fatto favorì certamente l'attaccamento al luogo degli abitanti e forse pure qualche nuovo insediamento. La presenza di un insediamento romano è stata, tra l'altro, confermata dal ritrovamento, nel 1975, di un'antica necropoli romana. In questo periodo l'antico nome del centro di San Sperate era sicuramente civitas Valeria. Recenti studi su antichi documenti del geografo Tolomeo del III secolo d.C. dimostrano, infatti, che le coordinate dell'abitato che in epoca romana si faceva chiamare con questo nome, corrispondono a quelle dell'attuale paese di San Sperate.
Tra il 455-533 d.C., San Sperate subì la dominazione vandalica. Nel 507-508 il re vandalico Trasamondo, che regnava nell'Africa settentrionale, costrinse molti vescovi africani ad esiliare in Sardegna. Essi portarono con sé le reliquie d'importanti santi provenienti dal nord Africa per sottrarli alla profanazione dei vandali. Tra queste ritroviamo le spoglie di Sant'Agostino, che furono conservate a Cagliari e le reliquie di San Sperate, che invece furono trasportate a San Sperate che all'epoca si chiamava Valeria. Tra il 600 e il 1200, l'antico nome fu poi cambiato in San Sperate, in onore del santo custodito nella chiesa principale. Nel periodo dominato da Bisanzio, a partire dal VI secolo (583 d.C.), sino all'occupazione pisana avvenuta intorno al XI-XIII secolo, l'importanza di San Sperate va progressivamente regredendo. Nonostante ciò, fu in questo periodo che vennero edificate le due chiese in stile romanico dedicate a Santa Lucia e a San Giovanni.
Nel Medio Evo San Sperate fece parte del Giudicato di Cagliari (Curatoria di Decimo) e subì, per un breve periodo, la dominazione saracena. Fu poi conquistata dai Pisani e successivamente dagli Aragonesi. Nel 1355, a Cagliari si tenne il primo Parlamento Sardo dove furono presenti anche i rappresentanti di San Sperate. In questo periodo si godeva di una certa libertà democratica: i rappresentanti del Parlamento erano, infatti, eletti dalle Assemblee popolari. Ben presto però anche la Sardegna assunse una struttura feudale e al Parlamento del 1421, al posto dei deputati eletti dal popolo furono inviati i feudatari, per lo più iberici. Con la perdita della libertà politica venne meno così anche quella amministrativa. Nel 1421, sotto la dominazione aragonese, per volere del re Alfonso V venne dunque istituito il feudo di San Sperate che fu concesso a Giordano de Tolo. La struttura feudale fu mantenuta fino al 1839, con abolizione dei feudi nel 1835. Con la dominazione spagnola anche San Sperate conobbe lo spopolamento delle campagne e l'esosità del fisco spagnolo e ad eccezione di una breve parentesi austriaca, la dominazione spagnola durò fino ai primi anni del Settecento, quando nel 1720 vi fu l'assegnazione dell'isola ai Savoia.
Il 29 novembre 1847, si costituì il Regno Sardo-Piemontese che durò sino alla proclamazione del Regno d'Italia, avvenuta nel 1861. Da allora la Sardegna partecipò alle vicende della storia d'Italia.
In questo periodo furono effettuate molte opere di urbanizzazione e furono realizzate strade e ponti. Nel 1880 fu presentato un progetto per la realizzazione degli argini del fiume Riu Mannu che però, a causa delle lungaggini burocratiche, non riuscì ad andare avanti. Il 20 ottobre 1892, la tanto temuta alluvione arrivò, causando la morte di ben 69 persone.
Altri lutti si ebbero con la seconda guerra mondiale: molti furono, infatti, i sansperatini che persero la vita per amore della Patria.
Dopo la guerra, nel 1948, la Sardegna è inclusa tra le regioni a statuto speciale. Negli anni cinquanta, al fine di incrementare e di migliorare la produzione agricola, si avvia quell'opera di razionalizzazione dell'agricoltura che renderà il paese di San Sperate famoso in tutta l'isola: vengono così impiantate nuove qualità di pesche e di agrumi.
Nel 1967, San sperate diventa "Paese-Museo" ospitando diversi artisti italiani e stranieri, organizzando sul proprio territorio vari incontri culturali, rassegne teatrali e spettacoli musicali. San Sperate è un Paese - Museo aperto gratuitamente a tutti, ogni giorno dell'anno e in ogni ora del giorno. L'idea del Paese-Museo nacque nel 1966 su iniziativa di Pinuccio Sciola che cominciò prima col dipingere le pareti delle case di bianco per la festa del Corpus Domini e poi inizio lui e invitò tanti artisti perché dipingessero sui muri del paese le loro opere. Gli anni '70 furono un decennio di grande fermento e di notevole progresso di quella attività pittorica che aveva preso il nome di muralismo e che aveva contagiato anche moltissimi centri dell'Isola. nel paese è oggi possibile visitare ben 260 murales per le vie del paese; sono quasi tutti disegni realizzati con colori impermeabili ad acqua eseguiti su pareti intonacate e dipinte col biancone, esistono comunque opere eseguite con la tecnica del graffito ed altre realizzate con tecniche miste.
DATI RIEPILOGATIVI
Popolazione Residente 6.821 (M 3.452, F 3.369)
Densità per Kmq: 260,8 (Censimento Istat 2001)
Numero Famiglie (2001) 2.298
Numero Abitazioni (2001) 2.480
CAP 09026
Prefisso Telefonico 070
Codice Istat 092059
Codice Catastale I166

Denominazione Abitanti sansperatini
Slogan della Città paese museo
Santo Patrono San Sperate
Festa Patronale 17 luglio

Il Comune di San Sperate fa parte di:
Regione Agraria n. 11 - Campidano di Serrenti
Associazione Nazionale Città della Terra Cruda
Comuni Confinanti
A est: Monastir; a nord-ovest: Villasor; a ovest: Decimomannu; a sud-est: Sestu; a sud-ovest: Assemini