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San Teodoro
Sardegna

San Teodoro (Santu Diadòru in gallurese, Santu Tiadòru in sardo) è un comune di 4.020 abitanti della provincia di Olbia-Tempio, nella regione storica della Gallura e sorge nell'immediato entroterra alle pendici di monte Nieddu. L'economia di San Teodoro è basata per la maggior parte sull'industria turistica balneare, ma agricoltura, allevamento e industria di trasformazione alimentare impiegano una forza lavoro non trascurabile.

LE SPIAGGE
Le principali spiagge di San Teodoro sono, da sud verso nord: Costa Caddu, L'Isuledda, Cala d'Ambra, La Cinta, Punta Aldia (in gallurese Punta di l' Aldia, cioè punta della guardia), Lu Impostu, Cala Brandinchi, Salina Bamba, Baia Salinedda, Cala Suaraccia, Cala Ginepro, Cala Girgolu.

ORIGINE
L'origine del nome deriva dalla presenza dell'attuale chiesa parrocchiale, dedicata a San Teodoro di Amasea, soldato romano d'oriente, martire del IV secolo d.C. In periodo Giudicale, il territorio dell'attuale comune di San Teodoro era allora noto come Offolle (da cui in secoli successivi i toponimi Ovoddé e poi Oviddé) e faceva parte del Giudicato di Gallura, che sarebbe passato nella fase finale della sua storia in possesso del comune di Pisa.

CENNI STORICI
Il territorio di Offolle era collegato con il principale centro urbano Gallurese di Civita (l'attuale Olbia) attraverso una Strada Pisana, che dai pressi del castello di Pedres scendeva verso sud passando attraverso il territorio ancora oggi detto "Uttaru pisanu", arrivava alle falde di Monte Almuttu, poi portava all'agro di Offolle, nelle vicinanze dello stagno, per dirigersi verso gli altri centri costieri a sud dell'attuale San Teodoro. Le ultime notizie certe su Offòlle risalgono al 1348. Poi, probabilmente a causa delle gravissime pestilenze che colpirono l'Europa, quindi anche la Sardegna e la Gallura, di tale comunità si perde ogni traccia. Viaggiatori e geografi del XV-XVI secolo descrivono il territorio Teodorino e in genere le zone costiere della Gallura come lande boscose e semi-desertiche frequentate da pastori transumanti. Varie cale e calette della zona erano poi frequentate da navi barbaresche, situazione quet'ultima che si sarebbe protratta fino ai primi del XIX secolo. Tracce di un ritorno alla vita si avranno solo alla fine del Seicento, come risulta da alcune carte conservate all'archivio della Diocesi di Tempio-Ampurias e negli archivi di stato della Sardegna, in cui si testimonia l'esistenza all'epoca di insediamenti di coloni tempiesi nell'area allora nota sotto i nomi di Ovodde/Ovoddè/Oviddè. Il territorio fece parte, fin dall'introduzione del feudalesimo in Sardegna, effettuata in seguito alla conquista aragonese dell'isola nel XIV secolo (si veda - Storia della Sardegna aragonese), di un feudo che comprendeva, grosso modo, gli attuali comuni di Posada, Siniscola, Torpè, Lodè, Budoni e San Teodoro. Tale feudo fu noto nel corso dei vari secoli con vari nomi (per es. Contea di Montalbo, Baronia di Posada). il suo centro amministrativo principale era Posada. Con il riscatto e successiva eliminazione dei feudi sardi attuati dalla Casa Savoia nella prima metà dell'Ottocento, e con la formazione dei moderni comuni, il territorio di San Teodoro d'Oviddè continuò a rimanere accorpato al comune di Posada, che mantenne svariati territori dell'ex feudo. Già in quegli anni, però, la zona di San Teodoro, così come parte dell'attuale Budoni, era, come su accennato, popolata da coloni di origine tempiese. Questi, avvertendo la necessità di una maggiore autonomia, nonché consapevoli di una serie di differenze culturali (per esempio, linguistiche) che li distinguevano dalla popolazione delle Baronie, richiedevano in modo sempre più deciso il distacco dal comune di Posada. Nel 1927, in epoca fascista, il comune di Posada e con esso San Teodoro, venivano inclusi nell'ambito della nuova provincia “littoria” di Nuoro, rendendo così ancora più forte il distacco amministrativo di San Teodoro dal resto della Gallura. Indicativa della diversità culturale che separava Posada e i limitrofi centri delle Baronie dai territori settentrionali del feudo (comprendenti, come già detto, gli attuali comuni di San Teodoro e parte del territorio di Budoni) e, in seguito, del comune, è, tra l'altro, l' "appartenenza" di tali territori alla diocesi attualmente nota come Tempio-Ampurias, che comprende i territori storici dell'Anglona e della Gallura. Tale appartenenza è comprovata perlomeno dal XVII secolo, ed è prova certa dei legami culturali della comunità teodorina con la realtà gallurese. Questa discrepanza, durata a lungo, tra confini amministrativi e confini culturali, ha contribuito a far sì che ancora adesso il comune di San Teodoro venga da alcuni ritenuto parte dell'Alta Baronia e da altri parte della Bassa Gallura. Le due distinzioni, in realtà non si escludono necessariamente a vicenda, in quanto la prima è da ritenersi, nel caso teodorino, una definizione di carattere puramente amministrativo, che è risultata valida per alcuni secoli, mentre la seconda è stata ugualmente valida, pur se, perlomeno negli ultimi secoli, da una prospettiva esclusivamente culturale e linguistica. Nel 1959, infine, San Teodoro e Budoni sono riusciti a costituirsi come comuni autonomi. Dal 2005 San Teodoro è entrato a far parte della nuova Provincia di Olbia-Tempio.

DATI RIEPILOGATIVI

Popolazione Residente 3.103 (M 1.566, F 1.537)
Densità per Kmq: 29,6

CAP 08020
Prefisso Telefonico 0784
Codice Istat 104023
Codice Catastale I329

Denominazione Abitanti teodorini
Santo Patrono San Teodoro
Festa Patronale 9 novembre

Numero Famiglie (2001) 1.260
Numero Abitazioni (2001) 9.587

Il Comune di San Teodoro è:
Località balneare segnalata con tre vele nella Guida Blu di Legambiente

Il Comune di San Teodoro fa parte di:
Comunità Montana delle Baronie
Regione Agraria n. 11 - Colline litoranee di Posada

Comuni Confinanti
Budoni, Loiri Porto San Paolo, Padru, Torpè (NU)